Informazione & futuro… nuove prospettive di libertà… [1]

30 12 2008

ist2_5613425-computer-chip

Mi sono occupato altre volte delle nuove prospettive che la rete apre alla diffusione delle notizie e delle opinioni. E’ un tema che appartiene a cosa sarà nel prossimo futuro, inevitabilmente; c’è chi ha già compreso in che direzione ci stiamo muovendo, c’è chi continua a nasconderlo, innanzitutto a se stesso; c’è chi prova a resistere nelle posizioni in cui si trova, di privilegio forse, e non ha abbastanza risorse mentali per aprirsi al domani, interpretando i mutamenti nel senso che potrebbe consentirgli di rimanere credibile… cercando, piuttosto, di rimandare il più possibile gli effetti che verranno fuori dalle conseguenze dell’affermarsi della rete sul web.

Anche nel futuro avrà più valore non già il numero, ma la qualità dei numeri; e, in questo, conterà in misura decisiva, anche in proiezione della stessa esistenza di una editoria sul web.

Perché non avrà peso la quantità dei flussi, ma la permanenza di lettura e di visione dei contenuti proposti. Oggi è ancora un tempo per immaginare, e per la riflessione. Nell’immediato, poi, sarà invece un tempo per nuovi assetti ed equilibri… crolleranno alcune delle certezze alle quali continuano ad accostarsi taluni, troveranno espressione forme di comunicazione che non è difficile immaginare sin da adesso. Basta saper guardarsi attorno e, soprattutto, saper guardare altrove che dinanzi a sé. 

 

tianainfissi-notizie1

 

 

Se vediamo cosa accade ai grandi gruppi editoriali – carta stampata e multimedia – una cosa appare nella sua evidenza: il persistere di una concezione del rapporto tra chi fa informazione e chi ne fruisce, ancorata al vecchio concetto di distinzione tra chi dà la notizia, o offre il suo commento, e coloro che ne sono i destinatari. Sulla rete, da questo punto di osservazione, succede ancora che i grandi gruppi editoriali si muovano su questa vecchia linea, pur provando a mimetizzarla con la possibilità di commentare, di scrivere una mail, di segnalare l’articolo o il video o il link a cui si fa riferimento. Manca, in realtà, l’essenza del nuovo offerto dalla comunicazione in rete: l’interazione, l’analisi condivisa; e il dialogo, lo scambio di visuale che dovrebbe conseguirne. Il sito web di un quotidiano o di un periodico persiste nell’impostazione di sempre, che è tipica della carta stampata; così nel caso delle televisioni, con la loro staticità d’origine, legata alla natura stessa del mezzo, che impedisce qualsiasi forma di partecipazione.

Si parla di linea editoriale riferendosi a cosa è accaduto e continua ad accadere nel percorso da un senso all’altro che ha caratterizzato, da sempre, il modo di informare; e questo avviene anche in rete, nella concezione, che è poi la loro visione delle cose, dei grandi gruppi editoriali: senza che ci siano quei mutamenti obbligati che la diversa tipologia del mezzo presuppone come essenziali.

Personalmente non condivido l’idea di chi si oppone a un finanziamento pubblico all’editoria e ne ho scritto altre volte i motivi; quello più importante credo sia il non esporre gli editori puri alla tentazione di farsi interpreti di interessi privati e particolari, in contrasto con il loro libero pensare e con il credere o meno in specifiche loro idee; e, un po’, anche con quella che dovrebbe essere una corrispondenza obiettiva tra la realtà e cosa se ne riferisce. In Italia, ma è così un po’ dovunque, mancano gli editori puri o sono pochi… quei pochi, poi, spesso non riescono a restare indipendenti dai gruppi maggiori, se non con grandi sforzi e non a lungo. Non c’è giornale che non abbia bisogno d’aiuti economici e non serve dirlo tra queste righe, perché anche i più tenaci nel manifestare la loro indipendenza hanno accettato, in un passato non lontano, i contributi di gruppi industriali con i quali erano e sono persino in contrasto.

Questa è la linea che è stata tracciata da stampa e tv, per il loro stesso essere nell’impossibilità di interagire con i destinatari del prodotto informazione.

computerwww

Cosa offre la rete.

 

I quotidiani e le riviste che esistono da più di cent’anni hanno trovato il loro spazio nell’assenza di altri concorrenti; e si sono legati al territorio, a volte creando un feeling con i lettori che ha permesso il loro espandersi su aree sempre maggiori, anche a livello nazionale, per la credibilità e l’autorevolezza che hanno saputo mostrare di avere e per le firme che hanno caratterizzato le loro pagine; per il loro riuscire ad essere presenti nella notizia. Nel dopoguerra, sul vuoto che è tipico dei periodi post bellici, e sulle nuove e più diffuse richieste di informazione e di sapere, hanno trovato un loro spazio altri quotidiani e riviste, alcuni vincendo sul territorio di apparteneza la sfida con altre testate, che è propria della fase di avvio di qualcosa. Così raccontano i giornalisti che hanno vissuto quegli anni, nel ricordarne. Ed è accaduto più volte, e un po’ dappertutto, che ci siano state alternative che spesso hanno fallito nel loro proporsi, senza poter rappresentare quella pluralità che è la base stessa delle condizioni pratiche di una democrazia. Il costo di un prodotto editoriale, cartaceo o televisivo, è difficile da sostenere, nonostante i contributi dello Stato e gli introiti della pubblicità: impianti di stampa, incidenza proibitiva della carta, spese per la distribuzione, compensi alle edicole; impianti di trasmissione, antenne, ponti di ripetizione del segnale, studi televisivi, attrezzature tecniche…

Se chiedessimo a un gruppo di giornalisti, che ha provato a costruire un prodotto editoriale nel prossimo passato, quale tra le cause del mancato affermarsi della loro iniziativa ha inciso di più nella loro decisione di abbandonarla, sicuramente metterebbero al primo posto l’insostenibilità economica della stessa.

La realizzazione di un prodotto editoriale in rete non ha, invece, i costi di una struttura rigida, anche con riferimento ai tecnici e a coloro che sono di supporto all’attività: non occorre una sede che abbia una superficie ampia, ciascuno può collaborare da una postazione qualsiasi e, in particolare, da una qualsiasi parte del mondo; i costi di segreteria e di amministrazione sono decentrati, come avviene anche in altri settori; la copertura delle diverse aree non ha bisogno di spostamenti e delle risorse destinate a quegli spostamenti; i mezzi tecnici occorrenti non richiedono una spesa neanche lontanamente paragonabile a quella che sostengono gli attuali network.

 

Si aprono nuovi spazi di pluralità e di libertà. Nuove strade alla concorrenza, secondo me illimitate anche nel tempo, perché, in quest’ottica, chi saprà arrivare a leggere il futuro, non arriverà mai tardi, se affiderà il motivo dell’esistenza di una voce, tra le varie, a qualcosa che sarà legato a una sua originalità propria. Cambia il senso, da univoco a condiviso. Ed è come rovesciare la superficie di qualcosa, si scopre un’infinità di variabili che prima non avevano la possibilità di trovare espressione in concreto.

Già alcuni esperimenti di aggregazione in rete trovano il loro riscontro e, in prospettiva, anche a guardarci appena dietro, anche i blog, forse, apparterranno a un ricordo, intesi come mezzo di informazione e di scambio di idee; non invece nel senso del desiderio di ciascuno di mettere in relazione il proprio pensare con quello di chi vorrà dialogarne, su quei pensieri.

pian0125sep_000

A volare sopra il deserto si scopre quanto sia piccolo il mondo, rispetto al web; quanto il dolore o la felicità siano vicini; quanto non abbia senso restare imprigionati in una stortura di diversità che la mancanza di immediatezza ha lasciato che attecchisse nel modo di percepire che ci ha accompagnato finora. Eppure in molti, a proposito di grandi gruppi editoriali, non se ne sono accorti. E se andiamo a visitare le pagine web di un quotidiano importante o di una rivista che abbia un nome legato agli anni della nostra storia, troviamo lo stesso tipo di impostazione intrecciato con gli stessi anni che hanno visto il loro acquisire posizioni in passato, privo della lettura del nuovo, che già ora apre itinerari senza limite di sviluppo da seguire.

Quando la tv – nonostante le opportunità del digitale siano ancora da cogliere [ne ho scritto in altri post] e, per come vanno le cose, forse non verranno mai colte, tanto veloce è il muoversi della diffusione delle nuove tecnologie e della loro accessibilità – viaggerà soltanto in rete; quando i quotidiani non saranno più in edicola, ma solo on-line; e continueranno ad esistere su carta stampata solo i periodici di approfondimento e i libri; allora ci sarà spazio per nuove realtà, anche al di fuori degli assetti editoriali di adesso.

Non accorgersi che tutto ripartirà da posizioni eguali, per chi pensa ancora di poter contare su quanto gli appartiene, darà altri e ampi margini ai nuovi interpreti del rovesciamento di prospettive che deriva dalla molteplicità delle linee che scorreranno, intersecandosi, i sensi e le vie attraverso le quali l’informazione interagirà in uno scambio illimitato, come lo è il numero di link sul web.

hosting-server-home1





Politica & Rete [3] Il blog di Antonio Di Pietro

19 12 2008

dipietro

I lettori di questo blog sanno del mio non condividere il pensiero e il modo di fare politica di Antonio Di Pietro. Come non condivido il pensiero di tutti coloro che fanno, del modo acritico in cui chi li ascolta o li legge lo recepisce, il loro successo: Gian Antonio Stella, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Michele Serra, Paolo Rossi ed altri. Spesso il loro dire o scrivere serve a spostare l’attenzione dai problemi reali, quasi ad essere, non si sa se per convinzione o paradosso, supporto a chi ha interesse a nascondere un modo di operare per portare avanti i propri tornaconti, in finanza come in politica [intrallazzi e truffe bancarie, arricchimento illecito, finanziamenti pubblici spariti nel nulla o spostati impunemente dal fine per il quale erano stati erogati]. La Casta, invero, non esiste; ma fa guadagnare denaro [vendita di libri, riviste, giornali, dvd, pubblicità] e consensi [voti alle elezioni, applausi in piazza, lettori e ascoltatori]. Ho scritto in qualcuno dei miei post precedenti che “l’opinione pubblica viene troppo spesso citata e presa in considerazione, perché si può orientare e indirizzare, le si può far vedere o credere una cosa piuttosto che un’altra… e che, invece, l’opinione propria di ciascuno, sintesi dell’intelligenza della diversità delle fonti e del modo di raccontare, critica del proprio pensiero sulla possibilità di conoscenza del fatto che genera la notizia, non è facile da manipolare. Un percorso di libertà cerca di porre le basi perché non accada che la persona sia considerata numero, né che l’individuo sia considerato elettore”.
Nell’analisi che provo a fare riguardo all’utilizzo della rete web in politica, in questa che è la terza puntata, riprendo quanto già scritto nelle precedenti in relazione all’intuizione vincente di Antonio Di Pietro, che gli ha consentito di accrescere i consensi e tradurli in voti.
di-pietro-7

Ricordo una sua risposta, nella mia casella di posta elettronica personale, a una mia mail indirizzatagli nel periodo in cui era ministro del governo Prodi, a proposito della sua finta battaglia contro l’indulto. Nel suo rispondermi era già evidente l’importanza che sin da allora ha dato al rapporto e al dialogo con le persone e con i lettori, proprio per quella sua intuizione sul tradursi in voti che può scaturire da questo suo dedicarsi in prima persona alla ricerca di un contatto on-line, che ha saputo dimostrare non essere mai virtuale. Scrive come parla, più che nel suo blog. Avevo provato, riuscendoci, a metterlo in difficoltà sul suo soltanto apparente contrasto a proposito dell’indulto, ma mi ha risposto, pur se eludendo i contenuti dei miei appunti: ha trovato il tempo di farlo, da ministro a cittadino. Vale qui lo stesso genere di considerazioni fatte nella prima parte di questo mio sguardo al rapporto tra politica e internet. Scrivevo che “quando ci si muove in un ambito più vasto, legato all’appartenenza a una forza politica di maggior peso elettorale, questo tipo di esperienza deve tener conto delle esigenze più ampie di quel partito. E, quindi, o ci si muove per ampliare il consenso personale o si finisce con il confluire con le posizioni espresse dal movimento politico cui si fa riferimento”. Non così nel caso di una piccola forza politica come l’Italia dei Valori, che si identifica col suo fondatore. Di Pietro, rispetto ad altri, lo ha capito e, soprattutto, lo ha capito in anticipo; molti, più di quanti ne possano venire in mente mentre leggiamo, non ancora, nonostante tutto. Così per la sinistra, ad esempio, nei suoi rappresentanti comunisti di rifondazione e dell’altro partito, nato – ed è anche questo un errore di miopia – da una scissione da quelli. In fondo, uno come Di Pietro è stato anche un po’ costretto a provarci, per il tipo di informazione nel nostro Paese, per gli spazi ridotti in televisione e tra le pagine dei giornali. Cavalcare l’esperienza di Beppe Grillo, per proprio conto o, qualche volta, in sinergia, è stata una linea vincente che, sulla scia, gli ha poi aperto gli spazi che non aveva prima, anche in tv e sui giornali. Non basta, come è ovvio, anche se molti non lo sanno ancora per un loro limite mentale, aprire un blog per essere blogger o perché lo stesso blog acquisisca lettori attraverso i quali veicolare idee e ottenere consensi, non necessariamente a fini elettorali. E’ importante il dialogo con i lettori e la coerenza tra i contenuti dei vari post che si scrivono. Nel caso di Antonio Di Pietro, è stata la chiave del successo, che ne ha determinato anche la crescita in voti e in peso politico: non conta l’idea in se stessa, ma la determinazione con la quale viene portata avanti senza sbavature mentali. Furbo? Direi di sì. Mentre scrivo, l’home page del suo blog ha in testa l’iniziativa della raccolta di firme contro il lodo Alfano… “Contro” è una parola che paga. “Contro” sono sempre le sue iniziative, anche quando è un modo ipocrita di condurle, come quando continuò a tenersi stretta la poltrona di ministro, spiegando che gli serviva per controllare il sistema delle infrastrutture nel nostro Paese, restando in un governo che aveva definito con aggettivi della peggior specie a proposito della farsa dell’indulto, e ottenendo più risultati: condividere quella scelta sbagliata [politicamente e per la sicurezza]; ottenere plausi, consensi e adesioni per il suo apparente contrastarla; restare al suo posto per “vigilare” senza sapere su cosa, se tutte le sue manifestazioni, anche su altre materie di contesa, contro lo stesso governo al cui sostegno contribuiva con il far parte di quella risicata maggioranza, non bastavano a causarne l’uscita o, almeno, le sue dimissioni da ministro. Ma, dal punto di vista del rapporto tra politica e rete, Di Pietro è stato da sempre bravissimo, letteralmente “aspirando” i consensi e i voti: lo avevo scritto in precedenza; poi è arrivato il sondaggio di Repubblica, che lo dava in fortissima ascesa; poi sono venuti i voti in Abruzzo. Lui continua su questa strada, che ha avuto il merito di saper aprirsi da solo nel momento giusto e cioè da quando ha iniziato; oggi è più difficile – gli spazi cominciano ad essere occupati – ma non impossibile a chi sappia usare coerenza di pensiero.
antoniodipietro

Ci sono democrazie che ci hanno preceduto, in questo. A volerci pensare, è un’altra anomalia che l’opposizione contrasti un governo [sostenuto da una maggioranza che ha ricevuto un mandato elettorale così ampio, come quella attuale], già dai primi mesi del dopo elezioni, anziché prepararsi e strutturarsi per ricomporre le idee e le fila, evitando un precipitare sempre più chiaramente evidente in una debacle anche successiva al tonfo elettorale.
La rete sarà prioritaria, rispetto a tutti gli altri mezzi di informazione, nel prossimo futuro e, comunque, già determinante alle prossime elezioni del 2013. Continuare a non capirlo, sarà la fine di molti propositi di chi continua a vedere senza contorni al di là del proprio naso.





Politica & Rete [1]

16 12 2008

 

earthmoon1

La diffusione della possibilità di accesso ad internet per un numero sempre crescente di famiglie offre nuove opportunità in tutti i settori della comunicazione e della vita di relazione delle società del nostro tempo. Per richiedere un certificato o una documentazione, per conoscere l’esito dell’invio di un pacco postale, per cercare un lavoro o semplicemente il modello di un auto o un componente di un prodotto, come ad esempio un elettrodomestico o un mobile, adesso si può utilizzare la rete, senza muoversi da casa. Anche per informarsi, ascoltare musica, vedere un film, leggere un libro, realizzare una ricerca di lavoro o di studio. A pensarci, questo comporta un notevole risparmio di energia e risorse. Sia in termini di economia globale che per quanto concerne l’ecosistema del pianeta; e anche per il portafoglio delle famiglie. Dal punto di vista di chi produce beni o servizi, poi, è più facile raggiungere, con costi decisamente minori, un numero di utenti vastissimo se pensiamo al sistema dei link. Un tempo, alcune riviste di pregio vantavano, con riferimento al numero di contatti che era possibile raggiungere tramite la loro lettura, il fatto di restare in bella vista nelle case di coloro che le avevano acquistate, lasciando così che la pubblicità in esse contenuta fosse durevole oltre il periodo di cadenza della loro pubblicazione. Oggi il sistema dei link offre visibilità enormi, riprendendo, per certi aspetti, quel che avveniva prima per la carta stampata nelle differenze tra quotidiani e periodici, riguardo alla durata nel tempo del messaggio da veicolare; e superando, di fatto, anche gli spot televisivi – soltanto in termini di potenzialità per ora, nella prospettiva di quelli che saranno gli sviluppi futuri – perché lo spot non ha in sé il concetto di rimando e, per essere visto su più canali, deve essere commissionato a più emittenti. Invece, se io pubblico un’inserzione pubblicitaria su un portale specifico del settore in cui si può collocare il bene o servizio che intendo reclamizzare, avrò gratis tutti i rinvii che a quel portale partono da siti web diversi; così anche se il mio messaggio è inserito in un sito di informazione o di qualunque altro genere. Non sono costretto, per raggiungere un alto numero di contatti, a pagare la pubblicità del mio prodotto o della mia consulenza su troppi siti web: mi basta individuare quelli che si prestano al tipo di messaggio che intendo trasmettere.

In politica le opportunità sono di diverso tipo, tendenti a migliorare sia la possibilità di espressione del pensiero, che il livello di trasparenza nel rapporto tra cittadino amministrato e politico amministratore. Come sempre accade per tutto quel che riguarda il nuovo, con i cambiamenti che si porta dietro, non tutti, ancora, hanno colto l’importanza di questa svolta nella comunicazione. Anche nel settore dell’editoria ci si muove nella direzione di un graduale ma crescente abbandono del supporto – che sia carta, disco dati o altro – verso la fruizione in rete di quello che, ancor oggi, seppur nella misura ridotta conseguente al crescere del numero di utenti on-line, avviene in modo tradizionale.

L’utilizzo di internet in politica è sicuramente maggiore in democrazie come gli Stati Uniti d’America, a causa della rapidità con cui si è diffusa questo nuovo tipo di realtà. In Italia, qualche dato importante inizia a registrarsi. I lettori di questo blog sanno che non condivido le idee, anche se non tutte, e i metodi di Antonio Di Pietro. In costanza di rapporto con i visitatori giornalieri del suo blog, a prescindere dal fatto che ci fossero o meno le elezioni, Di Pietro ha però ottenuto il risultato più alto in termini di crescita percentuale, con il raddoppiamento non del numero ma, appunto, della sua percentuale di voti. Questo perché, a guardare oltre la semplice scadenza del voto di aprile – del quale tra l’altro non poteva sapere, essendo stata anticipata la fine della legislatura – il filo diretto che è riuscito a creare nel tempo con i suoi lettori lo ha ripagato nel momento in cui si è trattato di tradurre su una scheda elettorale il consenso che aumentava visibilmente nel suo blog.

Cosa che non ha saputo fare, se analizziamo l’esito del voto in una realtà locale come quella di Catania – città dalla quale scrivo – Nello Musumeci che, come il suo giovane candidato alla Presidenza della Regione, Razza, ha utilizzato il suo blog con lo sguardo troppo rivolto alle elezioni, se non dichiaratamente, almeno nella percezione che se ne è avuta; non ci ha nemmeno creduto, tanto da quasi non utilizzarlo nel periodo immediatamente pre-elettorale, accontentandosi di sostituirlo con un mini-sito per sostenere la sua candidatura, come appunto avviene con i supporti di pubblicità elettorale e non come nella natura di un legame che nasce dal dialogo di tutti i giorni, come nel caso di un blog che sia base di partenza per una discussione aperta, in cui si confrontano e si incrociano pensieri diversi o affini, a volte persino lontani tra loro.

Ovviamente sono soltanto due esempi, che non hanno la pretesa di essere esaustivi dell’argomento, ma che riescono a tracciare due modi differenti di approccio all’idea di contatto con gli elettori. In casi come La Brambilla e l’ex Presidente dell’Ars Siciliana, Micciché, quando cioè ci si muove in un ambito più vasto, legato all’appartenenza a una forza politica di maggior peso elettorale, questo tipo di esperienza deve tener conto delle esigenze più ampie di quel partito. E, quindi, o ci si muove per ampliare il consenso personale o si finisce con il confluire con le posizioni espresse dal movimento politico cui si fa riferimento. La Brambilla ha dichiarato che i circoli – come già accaduto in questi giorni alla Tv della Libertà, che ha interrotto le sue trasmissioni – confluiranno in Forza Italia e, successivamente, nel PDL. Micciché, archiviata la fase di una sua possibile candidatura alla carica di Governatore della Sicilia, ha finito con il diradare gli interventi nel suo blog, che aveva saputo alimentarne e accrescere i consensi, trasformandolo, almeno fin’ora, in un blog di news, frequentato da un numero ristretto di fedeli lettori – come si vede chiaramente scorrendone le pagine – che parlano tra loro, a volte di argomenti non in relazione con le stesse notizie riprese nei post pubblicati.

Ci sarà tempo, nel prossimo futuro, per guardare con attenzione al modo in cui i partiti e i politici proveranno a utilizzare questa nuova forma di espressione. Ma sta già cambiando, in quest’ottica, il rapporto tra elettori ed eletti.

 

internet





Abolire il canone senza penalizzare la RAI…

26 06 2008

Il sistema di trasmissione in digitale rispetto a quello in analogico offre, sostanzialmente, due possibilità: la diffusione di programmi gratuiti e quella a pagamento.

Non richiede l’utilizzo di parabole per la ricezione, con la conseguenza di non riempire i balconi delle nostre città di quel tipo di antenne.
Offre da sei a otto canali disponibili per ciascuna frequenza analogica. Così si potranno passare sul digitale le attuali frequenze di chi possiede le reti che, al momento, trasmettono i loro programmi col sistema tradizionale – essendo state, queste, regolarmente acquistate a suo tempo.
E si potranno assegnare altre frequenze, così come avviene per le telecomunicazioni e quindi a pagamento, a chi intenda creare nuovi network o anche una sola rete, per aumentare la pluralità dell’offerta.
Ne ho già scritto in altri post.
Non ci sarebbe più il falso problema di Rete 4 e si potrebbe dare il via libera a Europa 7. Tra l’altro, entro il 2012, il sistema di trasmissione in analogico dovrà cessare comunque, così come stabilito. Non avrebbe senso, dunque, continuare a portare avanti un problema già risolvibile in questo modo.
La RAI non avrà più motivo di esigere in maniera obbligatoria il canone, perché sarà possibile sostituirlo con il pagamento di una card, così come avviene già per alcuni tipi di trasmissione in digitale. A vederne i programmi saranno tutti coloro che lo vorranno. Libertà, senza imposizioni.
Finirà il problema della spartizione delle poltrone in consiglio di amministrazione, quello della nomina dei direttori di telegiornale o della scelta dei conduttori dei programmi di informazione: la RAI finalmente sul mercato, come una qualsiasi TV privata, pur potendo rimanere pubblica.
Perché il costo del canone, da alcuni eluso perché vissuto come un’imposizione, è invece in linea con i costi delle trasmissioni a pagamento, rispetto agli attuali parametri di riferimento; inoltre, si potrà prevedere la vendita a pacchetti, con diverse soluzioni, come quando si offre un bouquet di programmi, lasciando ai telespettatori più opzioni di scelta.
E ancora, si potrà tenere uno o più canali a trasmissione gratuita con una presenza pubblicitaria libera, come avviene per le tv private. Un modo semplice e razionale per abolire definitivamente il canone RAI.
La data del 2012 si può anticipare.
La libertà di scegliere senza l’imposizione di un canone non ha più motivo di attendere adesso che è disponibile questa nuova tecnologia.
Si può operare prevedendo contributi per l’acquisto dei decoder o dei nuovi apparecchi televisivi con decoder già integrato. Si potrebbe anche offrire il decoder in omaggio a chi acquistasse un pacchetto RAI pluriennale o multicanale.
Si può arrivare a essere pronti per il 2010.
Da qui parte questa iniziativa di libertà.





Digitale terrestre, libertà di scelta, nuove opportunità…

26 06 2008

Il futuro è aperto al nuovo che avanza, a prescindere da quel che ci trattiene dal comprenderne gli sviluppi, quando accade di restare legati a considerazioni che sarebbero valide solo in assenza delle prospettive che il futuro stesso si offre di concedere a quel che la nostra mente è in grado di pensare su cosa sarà.

Ci sono, a volte inconsapevolmente, falsi difensori delle libertà di ciascuno.

E’ il caso di coloro che sostengono che Rete 4 debba cessare le sue trasmissioni in analogico e cedere le sue frequenze a Europa 7, anche in base a una sentenza della Corte di giustizia europea.

Tutte le volte, la storia ha saputo insegnare che è il nuovo a raccontare la storia stessa. E’ un falso problema, questo. Non so fino a che punto, chi ne parla, anche in modo appassionato, come il ministro Antonio Di Pietro o il blogger Beppe Grillo, ne sia convinto. La realtà supera le vuote parole, a volte. Anche in questo caso. La realtà è che il sistema di trasmissione in digitale, senza parabole satellitari, è in grado di moltiplicare la disponibilità di frequenze per la trasmissione di canali televisivi, da cinque o sette fino a dieci per ciascuna delle frequenze in analogico. Non esiste, se non nelle parole, il problema di Europa 7 e di Rete 4. Esiste una nuova realtà. Esiste la possibilità di accelerare il passaggio a un sistema di trasmissione televisiva completamente in digitale. Ed esistono, semmai, notevoli ritardi, in questa prospettiva. Con lo switch-off del sistema di trasmissione in analogico si aprirebbero nuovi assetti e nuovi scenari. Se la libertà è il valore fondamentale della vita di ciascun essere umano, il sistema di trasmissione in digitale apre nuove prospettive di libertà. Qualcuno, ultimamente, ha anche parlato della pretesa della RAI di ottenere il pagamento del canone annuo anche da coloro che posseggono un computer dotato di scheda di ricezione dei programmi tv, definendola assurda e legata a una vecchia disposizione di legge. Anche questo è un falso problema. Perché, nella prospettiva di una copertura totale del territorio con il sistema di trasmissione in digitale, anche il canone RAI sarebbe qualcosa che apparterrebbe al passato. Non ci sarebbero evasori, non ci sarebbero obblighi. Se la libertà dell’individuo e il bene della collettività sono il cardine di una democrazia compiuta, l’utilizzo del digitale terrestre come unico sistema in sostituzione della trasmissione in analogico darebbe a questa libertà di ciascuno il modo di esprimersi senza vincoli e senza costrizioni. Perché i segnali RAI anziché essere soggetti all’imposizione del pagamento di un canone, potrebbero essere distribuiti solo tramite utilizzo di una card a pagamento per la ricezione, esattamente come accade già adesso per alcuni canali tematici delle reti MEDIASET o per alcuni avvenimenti o per la visione di un film. Dalla libertà e dalla libera concorrenza ne trarrebbe vantaggio l’individuo, inteso come persona che sceglie cosa vedere e non come soggetto a cui imporre il pagamento di qualcosa, per cui anche la qualità dei programmi sarebbe migliore. Non ci sarebbe altro da fare che produrre qualcosa di interessante e chiedere in cambio che la si paghi per vederla. Rimarrebbero i canali gratuiti, sostenuti dai ricavi della pubblicità. Non ci sarebbero inutili discussioni sul futuro di RETE 4 e sui torti subiti da EUROPA 7. Ricordo, da studente, lo sciopero di tutti i quotidiani d’Italia, contro l’uscita di un altro quotidiano, IL GLOBO, che aveva il “torto” di essere stampato con la nuova tecnologia del laser, adesso usata da tutti, anche per stampare il giornale della parrocchia. Un giorno da oscurantisti. Per un giorno, contro la nuova tecnologia, tutti i quotidiani d’Italia non furono in edicola. Solo che allora era il nuovo, e metteva paura a chi non sapeva immaginare un mondo diverso da quello in cui era abituato a vivere fino ad allora. Anche sul colore per la stampa dei quotidiani, all’inizio e a metà degli anni ottanta, ci sono state prese di posizione ancorate al vecchio, e quotidiani come Repubblica e La Stampa scrivevano che mai sarebbero stati in edicola a colori.

La storia racconta, a volte in anticipo.

La disponibilità del digitale terrestre è il futuro.

La mente di ciascuno può vederlo adesso, in anticipo. Oppure chiudersi e chiudere alle nuove prospettive. Ma, presto o tardi, sarà così. Perché il futuro arriva, comunque. Anche quando proviamo a mettere illusori ostacoli perché ciò avvenga.