Informazione libera.. Ricezione critica e consapevole…

28 06 2008

Un’informazione libera è la base di una democrazia compiuta. Ma anche una lettura critica dell’informazione. Una società è un insieme di individui e ciascuno, nel corso della sua vita, sviluppa un modo di pensare che gli è proprio, con i suoi convincimenti e i suoi ideali. A prescindere dalla libertà di chi scrive o riferisce qualcosa, nel senso della non appartenenza a gruppi di potere o a editori il cui intendimento è teso ad appoggiare quei gruppi di potere o a sostenere interessi economici di parte, quel che viene scritto o detto subisce la naturale modifica che nasce da quel modo di pensare, da quei convincimenti, da quegli ideali. Se la lettura o l’ascolto sanno tenere conto della fonte, se sanno mettere a confronto i resoconti e i commenti diversi, se riescono a recepirli realizzando una conversione in una sintesi propria di ognuno, a prescindere dalla libertà dell’informazione, può esserci una lettura o un ascolto critico dell’informazione stessa. Che ha un valore fondamentale per il verificarsi delle condizioni che determinano una democrazia compiuta. Il nostro Paese presenta un po’ un’anomalia, rispetto alle considerazioni che faccio sopra. La notiamo tutti i giorni, quale che sia l’argomento oggetto della nostra attenzione o del nostro interesse. E’ spesso difficile conoscere l’aspetto e l’essenza di qualcosa, ma non i giudizi, i commenti, il resoconto dei commenti:accade sfogliando le pagine di un quotidiano, di una rivista, o vedendo un telegiornale, o visitando le pagine web di un sito, sulla rete. Se, ad esempio, si vota in Parlamento un emendamento a un articolo di legge, sui giornali, in televisione e purtroppo anche su internet, che pure viene presentato come un mezzo che fornisce maggiori possibilità di ricerca e di approfondimento, troveremo resoconti, commenti, interviste, reazioni, pareri favorevoli o contrari e tutto quel che può scaturire dalla discussione inerente l’emendamento oggetto del dibattito parlamentare, tranne l’emendamento stesso o almeno le informazioni, seppure generiche, su quel che è previsto nei termini. Probabilmente questo può accadere nel nostro Paese perché non c’è la predisposizione a favorire un ascolto e una lettura critica delle notizie, perché non è così presente, in essere, una capacità di sintesi comprensiva individuale nella loro ricezione e nella correlazione col pensiero che si lega ad esse. E’ in atto un forte attacco a coloro che operano nel mondo dell’informazione ed è contestato vivamente il finanziamento pubblico all’editoria. Ma chi conduce questa battaglia per un’informazione libera o, almeno, più libera, dimentica di condurre, con la stessa energia, una battaglia per la diffusione di una ricezione attenta e critica, lucida e consapevole, propria ed autonoma. L’opinione pubblica viene troppo spesso citata e presa in considerazione… l’opinione pubblica si può orientare e indirizzare, le si può far vedere o credere una cosa piuttosto che un’altra… Invece l’opinione propria di ciascuno, sintesi dell’intelligenza della diversità delle fonti e del modo di raccontare, critica del proprio pensiero sulla possibilità di conoscenza del fatto che genera la notizia – nell’esempio di sopra il testo dell’emendamento – non è facile da manipolare. Un percorso di libertà non contesta il finanziamento all’editoria, né l’ordine dei giornalisti, né la spartizione vergognosa delle poltrone e dei direttori di testata nelle televisioni… un percorso di libertà cerca di porre le basi perché non accada che la persona sia considerata numero, che l’individuo sia considerato elettore. L’ordine dei giornalisti può esistere nel senso che chi opera nell’informazione debba avere un organo a cui rispondere del proprio operato, oltre che alla legge. Il finanziamento pubblico alle società editrici “pure”, cioè non di proprietà di soggetti o società che abbiano interessi in altri settori dell’economia, può offrire le condizioni affinché chi investe nell’informazione non abbia ad esporsi al rischio di dover soggiacere a pressioni o, per l’appunto, interessi di forti gruppi economici o di lobbies o di movimenti politici. La televisione pubblica ha subìto da sempre le ingerenze della politica. Ha fatto il bello e il cattivo del nostro tempo, ha agito in regime di monopolio. Poi, la tecnologia, come altre volte è accaduto nella storia, è venuta incontro, con le opportunità che è in grado di offrire, alle istanze di pluralità di vedute e di libertà d’espressione, con la nascita delle tv private che ha interrotto la solitaria egemonia del prodotto offerto dalla tv di stato. Già quella poteva essere l’occasione per l’abolizione del canone obbligatorio, che è ancora oggi l’unico motivo per cui la RAI si permette di avere questo tipo di telegiornali e questo tipo di programmi di informazione. Ma, come oggi, non è accaduto perché la politica ha troppi interessi sulla RAI. E’ arrivata una nuova possibilità adesso, offerta sempre dalla tecnologia, e si chiama digitale terrestre. Questa è l’occasione per liberare la RAI dalle interferenze della politica. Il canone RAI è una tassa iniqua, la RAI entri sul mercato, si confronti con la realtà produttiva, smetta di farsi privilegio della rendita di posizione che le viene offerta dai tributi derivanti dall’imposizione del canone. C’è il digitale, si acceleri la chiusura delle trasmissioni in analogico… la RAI vada, come tutte le altre televisioni, sul digitale, con la possibilità di esser vista a pagamento tramite l’acquisto di una carta prepagata, che abbia valore temporale, di un mese o di un anno non importa, o anche per singoli programmi, come già avviene per altre emittenti private: non è più tempo di spartire poltrone e incarichi, la realtà è il nuovo, il digitale a pagamento abolisce due cose: l’obbligatorietà del canone e la politica dentro la RAI.





Abolire il canone senza penalizzare la RAI…

26 06 2008

Il sistema di trasmissione in digitale rispetto a quello in analogico offre, sostanzialmente, due possibilità: la diffusione di programmi gratuiti e quella a pagamento.

Non richiede l’utilizzo di parabole per la ricezione, con la conseguenza di non riempire i balconi delle nostre città di quel tipo di antenne.
Offre da sei a otto canali disponibili per ciascuna frequenza analogica. Così si potranno passare sul digitale le attuali frequenze di chi possiede le reti che, al momento, trasmettono i loro programmi col sistema tradizionale – essendo state, queste, regolarmente acquistate a suo tempo.
E si potranno assegnare altre frequenze, così come avviene per le telecomunicazioni e quindi a pagamento, a chi intenda creare nuovi network o anche una sola rete, per aumentare la pluralità dell’offerta.
Ne ho già scritto in altri post.
Non ci sarebbe più il falso problema di Rete 4 e si potrebbe dare il via libera a Europa 7. Tra l’altro, entro il 2012, il sistema di trasmissione in analogico dovrà cessare comunque, così come stabilito. Non avrebbe senso, dunque, continuare a portare avanti un problema già risolvibile in questo modo.
La RAI non avrà più motivo di esigere in maniera obbligatoria il canone, perché sarà possibile sostituirlo con il pagamento di una card, così come avviene già per alcuni tipi di trasmissione in digitale. A vederne i programmi saranno tutti coloro che lo vorranno. Libertà, senza imposizioni.
Finirà il problema della spartizione delle poltrone in consiglio di amministrazione, quello della nomina dei direttori di telegiornale o della scelta dei conduttori dei programmi di informazione: la RAI finalmente sul mercato, come una qualsiasi TV privata, pur potendo rimanere pubblica.
Perché il costo del canone, da alcuni eluso perché vissuto come un’imposizione, è invece in linea con i costi delle trasmissioni a pagamento, rispetto agli attuali parametri di riferimento; inoltre, si potrà prevedere la vendita a pacchetti, con diverse soluzioni, come quando si offre un bouquet di programmi, lasciando ai telespettatori più opzioni di scelta.
E ancora, si potrà tenere uno o più canali a trasmissione gratuita con una presenza pubblicitaria libera, come avviene per le tv private. Un modo semplice e razionale per abolire definitivamente il canone RAI.
La data del 2012 si può anticipare.
La libertà di scegliere senza l’imposizione di un canone non ha più motivo di attendere adesso che è disponibile questa nuova tecnologia.
Si può operare prevedendo contributi per l’acquisto dei decoder o dei nuovi apparecchi televisivi con decoder già integrato. Si potrebbe anche offrire il decoder in omaggio a chi acquistasse un pacchetto RAI pluriennale o multicanale.
Si può arrivare a essere pronti per il 2010.
Da qui parte questa iniziativa di libertà.





Applicazioni della tecnologia per la libertà.. futuro e digitale terrestre..

26 06 2008

Riassumo i punti sulle applicazioni che possono scaturire dalla novità rappresentata dal sistema di trasmissione in digitale terrestre per rendere libera la scelta delle persone su cosa vedere o non, senza obblighi, senza canoni, senza imposizioni.
  • Chiusura o switch off anticipata del sistema di trasmissioni in analogico, che impone un canone per la TV pubblica da pagare a prescindere che ne si vedano i programmi o meno, con multe e sovrattasse per chi non paga; adozione del sistema di trasmissione in digitale terrestre come unico sitema.
  • TV pubblica, come le altre,  in digitale vuol dire possibilità di acquistare  una card prepagata per vederne i programmi da parte di coloro che intendano “liberamente” farlo.
  • Sì alle trasmissioni gratuite in digitale terrestre per le emittenti che intendano sostenere i costi di produzione dei programmi e della loro trasmissione con i ricavati degli introiti pubblicitari, RAI compresa [per alcuni canali o programmi, secondo le scelte aziendali].
  • No a tetti di raccolta della pubblicità che limitano la libertà di chi ha il diritto di scegliere dove e come investire per veicolare i messaggi di promozione dei suoi prodotti. Saranno sempre e soltanto i teleutenti a scegliere cosa vedere o non, così sarà interesse di chi possiede un canale televisivo di non ingolfare troppo di spot i suoi programmi.
  • Sì alla possibilità, come peraltro già adesso avviene, di acquistare “liberamente” singoli programmi o trasmissioni di eventi o film con una card prepagata da parte dei teleutenti.

La libertà ha adesso una nuova forma per esprimersi.

No al Canone come imposizione.

No alle limitazioni di chi investe nella televisione.

Spazio per chi volesse creare un canale televisivo senza cullarsi su decisioni di tribunali ma impegnando risorse e creatività.

L’assegnazione delle frequenze va definita come per le compagnie di telecomunicazione, cioè a pagamento.

Ricordo, come è già noto, che il sistema di trasmissione in digitale moltiplica il numero delle frequenze disponibili fino a sette/otto volte per canale in analogico.

Questa è pluralità e libertà.

Così si può liberare dalle secche in cui si trova l’informazione e la possibilità di scegliere e decidere.





Digitale terrestre, libertà di scelta, nuove opportunità…

26 06 2008

Il futuro è aperto al nuovo che avanza, a prescindere da quel che ci trattiene dal comprenderne gli sviluppi, quando accade di restare legati a considerazioni che sarebbero valide solo in assenza delle prospettive che il futuro stesso si offre di concedere a quel che la nostra mente è in grado di pensare su cosa sarà.

Ci sono, a volte inconsapevolmente, falsi difensori delle libertà di ciascuno.

E’ il caso di coloro che sostengono che Rete 4 debba cessare le sue trasmissioni in analogico e cedere le sue frequenze a Europa 7, anche in base a una sentenza della Corte di giustizia europea.

Tutte le volte, la storia ha saputo insegnare che è il nuovo a raccontare la storia stessa. E’ un falso problema, questo. Non so fino a che punto, chi ne parla, anche in modo appassionato, come il ministro Antonio Di Pietro o il blogger Beppe Grillo, ne sia convinto. La realtà supera le vuote parole, a volte. Anche in questo caso. La realtà è che il sistema di trasmissione in digitale, senza parabole satellitari, è in grado di moltiplicare la disponibilità di frequenze per la trasmissione di canali televisivi, da cinque o sette fino a dieci per ciascuna delle frequenze in analogico. Non esiste, se non nelle parole, il problema di Europa 7 e di Rete 4. Esiste una nuova realtà. Esiste la possibilità di accelerare il passaggio a un sistema di trasmissione televisiva completamente in digitale. Ed esistono, semmai, notevoli ritardi, in questa prospettiva. Con lo switch-off del sistema di trasmissione in analogico si aprirebbero nuovi assetti e nuovi scenari. Se la libertà è il valore fondamentale della vita di ciascun essere umano, il sistema di trasmissione in digitale apre nuove prospettive di libertà. Qualcuno, ultimamente, ha anche parlato della pretesa della RAI di ottenere il pagamento del canone annuo anche da coloro che posseggono un computer dotato di scheda di ricezione dei programmi tv, definendola assurda e legata a una vecchia disposizione di legge. Anche questo è un falso problema. Perché, nella prospettiva di una copertura totale del territorio con il sistema di trasmissione in digitale, anche il canone RAI sarebbe qualcosa che apparterrebbe al passato. Non ci sarebbero evasori, non ci sarebbero obblighi. Se la libertà dell’individuo e il bene della collettività sono il cardine di una democrazia compiuta, l’utilizzo del digitale terrestre come unico sistema in sostituzione della trasmissione in analogico darebbe a questa libertà di ciascuno il modo di esprimersi senza vincoli e senza costrizioni. Perché i segnali RAI anziché essere soggetti all’imposizione del pagamento di un canone, potrebbero essere distribuiti solo tramite utilizzo di una card a pagamento per la ricezione, esattamente come accade già adesso per alcuni canali tematici delle reti MEDIASET o per alcuni avvenimenti o per la visione di un film. Dalla libertà e dalla libera concorrenza ne trarrebbe vantaggio l’individuo, inteso come persona che sceglie cosa vedere e non come soggetto a cui imporre il pagamento di qualcosa, per cui anche la qualità dei programmi sarebbe migliore. Non ci sarebbe altro da fare che produrre qualcosa di interessante e chiedere in cambio che la si paghi per vederla. Rimarrebbero i canali gratuiti, sostenuti dai ricavi della pubblicità. Non ci sarebbero inutili discussioni sul futuro di RETE 4 e sui torti subiti da EUROPA 7. Ricordo, da studente, lo sciopero di tutti i quotidiani d’Italia, contro l’uscita di un altro quotidiano, IL GLOBO, che aveva il “torto” di essere stampato con la nuova tecnologia del laser, adesso usata da tutti, anche per stampare il giornale della parrocchia. Un giorno da oscurantisti. Per un giorno, contro la nuova tecnologia, tutti i quotidiani d’Italia non furono in edicola. Solo che allora era il nuovo, e metteva paura a chi non sapeva immaginare un mondo diverso da quello in cui era abituato a vivere fino ad allora. Anche sul colore per la stampa dei quotidiani, all’inizio e a metà degli anni ottanta, ci sono state prese di posizione ancorate al vecchio, e quotidiani come Repubblica e La Stampa scrivevano che mai sarebbero stati in edicola a colori.

La storia racconta, a volte in anticipo.

La disponibilità del digitale terrestre è il futuro.

La mente di ciascuno può vederlo adesso, in anticipo. Oppure chiudersi e chiudere alle nuove prospettive. Ma, presto o tardi, sarà così. Perché il futuro arriva, comunque. Anche quando proviamo a mettere illusori ostacoli perché ciò avvenga.