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Chiusura o switch off anticipata del sistema di trasmissioni in analogico, che impone un canone per la TV pubblica da pagare a prescindere che ne si vedano i programmi o meno, con multe e sovrattasse per chi non paga; adozione del sistema di trasmissione in digitale terrestre come unico sitema.
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TV pubblica, come le altre, in digitale vuol dire possibilità di acquistare una card prepagata per vederne i programmi da parte di coloro che intendano “liberamente” farlo.
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Sì alle trasmissioni gratuite in digitale terrestre per le emittenti che intendano sostenere i costi di produzione dei programmi e della loro trasmissione con i ricavati degli introiti pubblicitari, RAI compresa [per alcuni canali o programmi, secondo le scelte aziendali].
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No a tetti di raccolta della pubblicità che limitano la libertà di chi ha il diritto di scegliere dove e come investire per veicolare i messaggi di promozione dei suoi prodotti. Saranno sempre e soltanto i teleutenti a scegliere cosa vedere o non, così sarà interesse di chi possiede un canale televisivo di non ingolfare troppo di spot i suoi programmi.
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Sì alla possibilità, come peraltro già adesso avviene, di acquistare “liberamente” singoli programmi o trasmissioni di eventi o film con una card prepagata da parte dei teleutenti.
La libertà ha adesso una nuova forma per esprimersi.
No al Canone come imposizione.
No alle limitazioni di chi investe nella televisione.
Spazio per chi volesse creare un canale televisivo senza cullarsi su decisioni di tribunali ma impegnando risorse e creatività.
L’assegnazione delle frequenze va definita come per le compagnie di telecomunicazione, cioè a pagamento.
Ricordo, come è già noto, che il sistema di trasmissione in digitale moltiplica il numero delle frequenze disponibili fino a sette/otto volte per canale in analogico.
Questa è pluralità e libertà.
Così si può liberare dalle secche in cui si trova l’informazione e la possibilità di scegliere e decidere.






